La creatività è la certezza dell’impossibile

Ogni giorno mi impegno perché il mio agire possa essere contraddistinto e caratterizzato da questa frase: la creatività è la certezza dell’impossibile.

Ispirato dall’affermazione: nulla è impossibile a Dio[1], ho subito riflettuto sul suo essere il creativo per eccellenza.

Lui ha creato il mondo, Lui mi ha creato. Ho dedotto, quindi, che nulla è impossibile a chi come Lui è creatore, a chi esercita la creatività.

Perché la creatività non è il risultato di un agire fantasioso. «Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili» sostiene Henri Poincaré. Il termine nuovo è relativo al periodo storico in cui viene concepito, l’utile è connesso con il riconoscimento sociale.

In realtà tutti possiamo essere creativi.

Se la creatività è proprio la capacità di dare vita e fornire agli altri cose nuove, buone, utili e che durano nel tempo, e se l’essere creativo è assomigliare a Dio, allora, ho pensato, è credibile affermare che la creatività è la certezza dell’impossibile.

Essere creativo può anche significare essere generativo. E cioè, dare vita a cose nuove costantemente. Fare in modo che tutto ciò che facciamo di ordinario possa continuare a creare, generare nuova vita. Quello che ho capito in questi anni è che per essere generativo esiste una sequenza di saper fare.

Per generare nuova vita, è necessario primariamente saper ascoltare. È l’ascolto, infatti, che genera una buona comunicazione, che a sua volta genera una buona relazione. E così, in conseguenza, una buona relazione genera amore.Solo l’amore può generare la vita ed il suo futuro. 

Ho imparato anche che per es-sere generativi bisogna essere persone libere ed audaci, avere un diverso rapporto con il tempo, saper aspettare. Nel voler essere un imprenditore generativo mi impegno costantemente, a pensare al futuro e a continuare ad imparare come gestire gli Asset aziendali in modo sostenibile.

Ho cercato di rispondere sempre a questa domanda: come faccio a gestire gli Asset – materiali e immateriali – di cui sono amministratore, in modo tale che il profitto che produco oggi non comprometta la possibilità di realizzare profitto anche domani?

La risposta a questa domanda richiede all’imprenditore generativo un radicale cambio di prospettiva sull’intero paradigma economico dominante, fondato sulla formula: acquista-usa-getta, applicato sia alle risorse materiali che alle persone.

Gestire l’impresa da imprenditore generativo significa che il profitto trova la sua massimizzazione solo nel lungo periodo e per tutti i portatori di interesse coinvolti.

Se definiamo la generatività come il fine di un buon imprenditore, la sostenibilità ne è il mezzo. Essere un imprenditore che pratica la sostenibilità è il modo migliore di essere un imprenditore generativo.

Io, tu, noi, non possiamo essere imprenditori generativi se non permettiamo alle nostre imprese di essere sostenibili.

Ma non mi sono fermato a questo. Un tema che mi è particolarmente a cuore, e nel quale mi sto impegnando, è quello di rendere le imprese organizzazioni “virtuose”.

Le imprese virtuose sono quelle capaci di produrre una specifica condizione di generatività che io chiamo “Benessere Organizzativo”, una sorta di ”bene comune” «che si realizza e può essere generato soltanto assieme, non è escludibile per nessuno che abbia parte, non è frazionabile e non è neppure una somma dei beni individuali».[2]

Più semplicemente, Il benessere organizzativo lo riconosciamo da quel clima di cooperazione, reciprocità e fiducia che si vive in azienda e si trasmette ai clienti e a tutti gli altri portatori di interesse.

Una impresa virtuosa misura il suo successo non solo dal punto di vista competitivo e reddituale ma anche dal punto di vista sociale.

E questo, è possibile, mettendo in campo un agire fondato su alcune virtù quali la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza e la Temperanza (sono le 4 virtù cardinali), ma anche la Speranza, l’Umiltà, la Magnanimità, la Solidarietà…

Per questo motivo, ho deciso di vivere i miei prossimi anni di attività professionale, con questa nuova missione:

Aiutare gli imprenditori a riscoprire la loro vocazione sociale per contribuire al Bene Comune.

[1] Vangelo di Luca, cap. 1,37. 

[2] Pierpaolo Donati, Scoprire i beni relazionali – Rubettino editori

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